La conservazione dei ghiacciai è ancora possibile. Trasformare la conoscenza scientifica in consapevolezza emotiva e partecipazione attiva. Il progetto del Muse di Trento

La conservazione dei ghiacciai è ancora possibile. Trasformare la conoscenza scientifica in consapevolezza emotiva e partecipazione attiva. Il progetto del Muse di Trento

Il ritiro dei ghiacciai va oltre la semplice perdita di massa. I ghiacciai possono essere infatti considerati come un grande archivio: ogni strato di ghiaccio racconta storie del passato, delle attività umane e dei fenomeni naturali e la loro scomparsa rappresenta la perdita di memoria del Pianeta.


I ghiacciai sono stati inoltre fonte di ispirazione per miti, leggende, religioni e narrazioni collettive, anche l’arte e la letteratura hanno tratto ispirazione dai ghiacciai. Per molte popolazioni di montagna i ghiacciai non sono solo elementi naturali, ma veri e propri custodi della memoria, con un ruolo spirituale e identitario.

Il grande lenzuolo bianco, Gruppo Adamello-Mandrone ( credito:©Archivio MUSE – Museo delle Scienze, Fabio Pupin)

È importante riconoscere che, nonostante gli sforzi messi in campo fino a ora per ridurre le emissioni di gas climalteranti, una parte della fusione dei ghiacciai è ormai inevitabile. 

Anche con interventi immediati, una significativa riduzione della massa glaciale continuerà nei prossimi decenni. A complicare il quadro, alcune nazioni stiano riducendo il loro impegno nelle politiche climatiche, come evidenziato dai recenti rollback delle normative ambientali negli Stati Uniti. 

Non è troppo tardi per agire 

Tuttavia, questo non deve tradursi in inazione o rassegnazione. Al contrario, deve spingerci a intensificare le misure di adattamento e mitigazione per limitare ulteriori danni e preparare le comunità alle nuove realtà climatiche. 

In questo contesto, è fondamentale contrastare una nuova forma di negazionismo climatico: la convinzione che sia ormai troppo tardi per agire. Questo atteggiamento, definito “inattivismo climatico”, può paralizzare gli sforzi necessari per affrontare la crisi

È essenziale comunicare che ogni azione conta e che interventi tempestivi possono ancora fare la differenza nel mitigare gli impatti del cambiamento climatico.

L’impegno di molte istituzioni pubbliche, come il MUSE il Museo delle Scienze di Trento,  fa propria questa responsabilità. Tra le tante iniziative organizzate dal museo, in occasione dell’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai,  di particolare rilevanza è l’esposizione “Dal ghiaccio a noi, Le ricerche MUSE sui ghiacciai nell’Antropocene”. L’allestimento funge da cornice a un dialogo multidisciplinare, dove la fusione del ghiaccio diventa simbolo di una trasformazione globale. 

Il museo intende così trasformare la conoscenza scientifica in consapevolezza emotiva, offrendo al pubblico spazi di riflessione e partecipazione attiva. 

 Mostra ‘Dal ghiaccio a noi’  (credito: ©Archivio MUSE – Museo delle Scienze, Michele Purin)

Ma come avviene questa trasformazione?

Uno degli strumenti principali è la narrazione immersiva, che permette ai visitatori di entrare in contatto con la realtà dei ghiacciai non solo attraverso dati e grafici, ma anche tramite installazioni interattive, esperienze sensoriali e testimonianze dirette. 

Non solo dati e grafici: una narrazione globale in cui ogni individuo è importante

Il MUSE, ad esempio, utilizza ricostruzioni visive e sonore per far percepire il rumore del ghiaccio che si frattura, la vastità di un paesaggio glaciale in trasformazione e la perdita di un ecosistema millenario. 

Inoltre, il museo dà voce agli scienziati e alle comunità locali attraverso documentari, incontri e dibattiti, creando un ponte tra il rigore della ricerca e l’esperienza umana. 

Questo approccio aiuta i visitatori a comprendere non solo il fenomeno della fusione glaciale, ma anche il suo impatto sulle popolazioni che vivono a stretto contatto con questi ambienti.

Un altro aspetto fondamentale è l’arte, che viene integrata nelle esposizioni per stimolare l’empatia e il coinvolgimento personale. Attraverso fotografie, sculture e installazioni artistiche, il museo cerca di evocare emozioni e connessioni profonde, rendendo tangibile la perdita dei ghiacciai come un dramma non solo scientifico, ma anche culturale ed esistenziale.

Infine, il MUSE promuove attività educative e laboratori interattivi rivolti a studenti e famiglie, in cui la scienza diventa un’esperienza concreta. Esperimenti pratici, simulazioni digitali e giochi educativi permettono ai partecipanti di visualizzare e comprendere i meccanismi del cambiamento climatico, trasformando l’apprendimento in un momento di consapevolezza attiva.

Attraverso questi strumenti, il museo non si limita a informare, ma invita il pubblico a sentirsi parte di una narrazione globale, in cui ogni individuo può fare la differenza.

Questo approccio si fonda sulla convinzione che solo attraverso un’informazione accurata e una comunicazione che unisce il rigore scientifico alla dimensione umana si possono generare le azioni necessarie per contrastare la crisi ambientale.

“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo -affermava Margaret Mead, famosa antropologa statunitense,  alla luce delle perplessità sollevate sulla politica climatica americana- . In verità è l’unica cosa che sia sempre accaduta.”

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